martedì 5 settembre 2017

LA GUERRA SUL MAR NERO L’unica volta in cui la Germania chiese aiuto all’Italia

LA GUERRA SUL MAR NERO 
L’unica volta in cui la Germania chiese aiuto all’Italia
Il 4 gennaio 1942 il comandante della Kriegsmarine Grand Ammirgaglio Erich Raeder, avanzava al comando della Regia Marina una richiesta di collaborazione per la guerra sul Mar Nero. Il piano originale per l'attacco all'Unione Sovietica assegnava scarsissima importanza alle operazioni navali nel Mar Nero, ma già dopo poche settimane dall'inizio delle ostilità il comando tedesco si rese conto che il controllo incontrastato delle acque del bacino consentiva ai sovietici di sostenere i reparti a terra con fuoco di artiglieria pesante, portare rinforzi alle guarnigioni isolate ed evacuare reparti accerchiati; vista l'esiguità dei mezzi a disposizione della Marina militare romena per contrastare le manovre dei sovietici, il comando della Kriegsmarine iniziò i preparativi per trasferire nel bacino propri reparti di motosiluranti e sommergibili, ma, impressionato dagli ottimi risultati ottenuti dai mezzi d'assalto italiani della Xª Flottiglia MAS nel Mediterraneo, avanzò alla Regia Marina una richiesta per la fornitura di un contingente di unità sottili da impiegare contro i sovietici: questa fu l'unica occasione in cui i tedeschi richiesero esplicitamente il supporto militare degli italiani. La richiesta fu favorevolmente accolta dal comando della Regia Marina, desideroso di controbilanciare l'intervento degli U-boot tedeschi nel teatro del Mediterraneo. Si decise di allestire una flottiglia mista di mezzi siluranti e d'assalto, con inizialmente un organico di quattro MAS (organizzati nella 19ª Squadriglia), cinque barchini esplosivi del tipo "Motoscafo Turismo Modificato" (MTM) e cinque motoscafi siluranti tipo "Motoscafo Turismo Silurante Modificato" (MTSM) di nuovo tipo; si aggiunsero poi i primi sei esemplari di una nuova classe di sommergibili tascabili, la classe CB, appena consegnati alla Regia Marina, i quali formarono la 1ª Squadriglia sommergibili "CB". La guida della formazione fu assegnata al capitano di fregata Francesco Mimbelli, già distintosi nel corso della battaglia di Creta al comando della torpediniera Lupo. I MAS selezionati furono riuniti a Venezia e partirono per il Mar Nero il 22 aprile 1942: sotto la direzione di una ditta di trasporti eccezionali, la Società Fumagalli di Milano, fu organizzata un'autocolonna per il trasporto via terra attraverso il passo del Brennero fino a Vienna, caricando i MAS, privi di sovrastrutture, motori e armi, su speciali carrelli da trasporto trainati da autocarri; una volta a Vienna i MAS furono riattrezzati e scesero poi il corso del Danubio fino a raggiungere il porto romeno di Costanza il 2 maggio; i CB partirono per ferrovia da La Spezia il 25 aprile dopo essere stati alleggeriti delle sovrastrutture, che furono poi rimontate una volta che i battelli raggiunsero Costanza sempre il 2 maggio. Per il trasporto di barchini e motoscafi siluranti, infine, fu organizzata un'apposita autocolonna di 28 mezzi (ribattezzata "Autocolonna Moccagatta" in onore del capitano di fregata Vittorio Moccagatta, caduto nel precedente attacco a Malta del luglio 1941) completa di tutte le attrezzature per l'approntamento e la manutenzione dei mezzi, che partita da La Spezia il 5 maggio raggiunse la base avanzata di Foros, sulla punta meridionale della penisola di Crimea, il 23 maggio seguente. L’insieme dei MAS delle MTSM e dei CB fu riunita nella 4^ Flottiglia MAS. Già il 29 maggio i MAS eseguirono la loro prima missione di guerra nel Mar Nero, in netto anticipo sulle corrispondenti unità di motosiluranti tedesche, ancora in approntamento. Il 5 giugno, completato il loro allestimento e arrivato il carburante necessario, i primi tre CB lasciarono Costanza alla volta della nuova base avanzata di Jalta, sempre in Crimea, e durante il trasferimento il CB 2 eseguì un attacco senza esito a un sommergibile sovietico; gli altri tre CB raggiunsero Jalta l'11 giugno seguente. I mezzi italiani furono subito destinati al contrasto delle missioni di rifornimento della piazzaforte sovietica di Sebastopoli, sotto assedio da parte di tedeschi e romeni dall'ottobre 1941. Fu nella notte del 10 giugno che il s.t.v. Aldo Massarini, mentre era in navigazione a bordo dell’M.T.S.M. 216 nelle acque di Sebastopoli, si avvide di un’unità la cui sagoma gli era familiare. Si trattava del cacciatorpediniere Tashkent, era la seconda volta che lo vedeva. La prima volta l’aveva visto a Livorno, al momento del varo.
Massarini attaccò il sovietico Tashkent a una distanza di circa 80 metri ma, purtroppo, il siluro, forse perché lanciato troppo da vicino, non deflagrò. Grande dovette essere lo sconforto del giovane ufficiale che, nel fare rapporto, una volta rientrato, sembra non potette trattenere le lacrime. La scena fu tale che l’Ammiraglio tedesco Schuster, presente al rapporto del giovane, si tolse dal petto la croce di ferro e l’appuntò alla giacca del giovane Sottotenente di Vascello. Il s.t.v. Massarini avrebbe avuto la possibilità di rifarsi al largo di Chersosene, nella serata del 13 giugno, colpendo col siluro e danneggiando gravemente un mercantile da 10.000 tonnellate. L’unità sovietica sarebbe stata poi affondata, il giorno seguente, dagli aerei tedeschi mentre veniva rimorchiata a Sebastopoli. Il 13 giugno, mentre si trovava all'ancora a Jalta, il CB 5 fu affondato da una motosilurante sovietica penetrata all'interno del porto sotto la copertura di un attacco aereo. Il 15 giugno e il 18 giugno, nel corso di missioni notturne di agguato al largo di Sebastopoli, rispettivamente il CB 3 e il CB 2 affondarono due sommergibili sovietici. Il 18 giugno un duro scontro coinvolse due MAS italiani e un convoglio sovietico composto da alcune motozattere scortate da sei cannoniere: un trasporto sovietico fu dato per affondatoIl 19 giugno il MAS-571 coglieva il primo vero successo, nonché uno dei più importanti, al largo di Jalta, Avvistato il sommergibile sovietico ShCh-214 che trasportava personale evacuato da Sebastopoli, lo attacca con un siluro centrando l’unita che affonda poco dopo. L’unita sovietica era il miglior battello operante nel Mar Nero per numero di vittorie conseguire, esso aveva infatti affondato 5 velieri turchi e la petroliera italiana Torcello. Tra il 27 e il 28 giugno le unità italiane furono impegnate nel simulare un tentativo di sbarco lungo la punta meridionale della Crimea, onde distrarre i difensori sovietici da un assalto anfibio tedesco attraverso la baia di Severnaya più a nord: nell'unico impiego dei barchini esplosivi nel Mar Nero, il MTM 80 fu lanciato e fatto esplodere contro le ostruzioni del porto di Balaclava. Nel pomeriggio del 2 luglio, poi, i cinque MTSM italiani furono le prime unità dell'Asse a entrare a Balaclava stessa, ormai sgombrata dei sovietici, passando indenni attraverso gli sbarramenti di mine navali grazie al loro basso pescaggio. A partire dal maggio 1942 e fino alla conclusione dell'assedio di Sebastopoli il 4 luglio i quattro Mas effettuarono 65 missioni di guerra, mentre i motoscafi siluranti e i sommergibili CB ne compirono, rispettivamente, cinquantasei e ventiquattro. In luglio le unità italiane iniziarono a spostare il loro teatro operativo verso la sezione orientale del bacino del Mar Nero e nel Mar d'Azov, in appoggio alle forze dell'Asse in marcia verso la regione del Caucaso; oltre a Jalta, il porto di Feodosia fu scelto come base della 4ª Flottiglia, il cui organico fu accresciuto dall'arrivo dall'Italia di altri quattro MAS trasferiti con le medesime modalità dei precedenti. Nella notte tra il 2 e il 3 agosto 1942, i MAS 573 e 568 sorpresero l'incrociatore Molotov e il cacciatorpediniere conduttore Kharkov a sud-ovest di Kerč' mentre rientravano da una missione di intercettamento del traffico tedesco e di bombardamento del porto di Feodosia: il MAS-568 riuscì a colpire il Molotov con un siluro provocando gravissimi danni a poppa mentre il Kharkov fu leggermente danneggiato da alcune cariche di profondità sganciate dalle unità italiane in fase di disimpegno; il Molotov riuscì a raggiungere Batumi, dove rimase fuori uso per le riparazioni fino alla fine del luglio 1943. 
Il 6 settembre il MAS 568 sorprese e colò a picco a sud di Anapa un piroscafo da 3.000 tonnellate di stazza; il 9 settembre invece i MAS 571 e 573 furono affondati nel loro ancoraggio di Jalta da un'incursione aerea sovietica, la quale portò anche al danneggiamento di altre tre unità italiane: per rimpiazzare i due battelli perduti, altrettanti MAS arrivarono dall'Italia nell'ottobre 1942. L'avanzata delle forze dell'Asse nella Russia meridionale fece avviare i preparativi perché quattro MAS e i mezzi speciali della colonna "Moccagatta" potessero essere trasferiti nel bacino del mar Caspio, ma il brusco cambiamento della situazione strategica dato dallo svolgimento della battaglia di Stalingrado fece ben presto accantonare simili progetti. L'attività dei mezzi italiani nel Mar Neo si svolse negli ultimi mesi del 1942 e nei primi mesi del 1943 senza particolari eventi, ostacolata dalla scarsità di bersagli da attaccare e dalla carenza di combustibile per operare; il 12 maggio 1943 il MAS 572 andò perduto nel corso di una missione dopo essere entrato in collisione con il pari tipo 566 a causa della fitta nebbia. Dopo una serie di discussioni tra italiani e tedeschi nel maggio 1943 fu convenuto di terminare la partecipazione italiana alle operazioni nel teatro del Mar Nero: dopo un'ultima missione al largo delle coste sovietiche il 13 maggio, i sette superstiti MAS furono consegnati il 20 maggio alle autorità tedesche nel porto di Jalta, e la Kriegsmarine provvide ad armarli con equipaggi nel frattempo addestrati in Italia; i mezzi speciali della colonna "Moccagatta", di fatto scarsamente impiegati dopo la fine dell'assedio di Sebastopoli, erano nel frattempo già stati fatti rientrare in patria a partire dal marzo 1943. Regia Marina e Kriegsmarine non riuscirono a pervenire a un accordo per la cessione dei CB, i quali, dopo un periodo di lavori e riposo nel porto di Costanza, continuarono a operare in Mar Nero con equipaggi italiani ridislocandosi nel luglio 1943 a Sebastopoli; il 26 agosto il CB 4 ottenne un ultimo successo affondando il sommergibile sovietico Šč-203 Kambala. Il battello era in navigazione per una campagna offensiva e nel corso dell’operazione perirorono tutti i 45 mebri dell’equipaggio.

L'annuncio dell'Armistizio di Cassibile l'8 settembre 1943 colse i sommergibili italiani nella loro base di Sebastopoli: gli equipaggi continuarono a operare a fianco dei tedeschi fino al 29 novembre, quando tutti i battelli furono trasferiti a Costanza dove il personale fu internato dalle autorità romene; dopo lunghe e complesse trattative tra Romania e Repubblica Sociale Italiana, il controllo dei mezzi fu formalmente restituito alla Marina Nazionale Repubblicana nel luglio 1944, la quale tuttavia fu in grado di rimettere in condizioni operative un'unica unità, il CB 3, autoaffondato poi al momento della resa romena all'URSS nell'agosto seguente. I quattro superstiti CB Si autoaffondarono nel porto di Odessa, il 25 agosto 1944, prima dell’arrivo delle truppe russe. In seguito vennero recuperati per essere impiegati per prove ed esperimenti.L’unica volta in cui la Germania chiese aiuto all’Italia
Il 4 gennaio 1942 il comandante della Kriegsmarine Grand Ammirgaglio Erich Raeder, avanzava al comando della Regia Marina una richiesta di collaborazione per la guerra sul Mar Nero. Il piano originale per l'attacco all'Unione Sovietica assegnava scarsissima importanza alle operazioni navali nel Mar Nero, ma già dopo poche settimane dall'inizio delle ostilità il comando tedesco si rese conto che il controllo incontrastato delle acque del bacino consentiva ai sovietici di sostenere i reparti a terra con fuoco di artiglieria pesante, portare rinforzi alle guarnigioni isolate ed evacuare reparti accerchiati; vista l'esiguità dei mezzi a disposizione della Marina militare romena per contrastare le manovre dei sovietici, il comando della Kriegsmarine iniziò i preparativi per trasferire nel bacino propri reparti di motosiluranti e sommergibili, ma, impressionato dagli ottimi risultati ottenuti dai mezzi d'assalto italiani della Xª Flottiglia MAS nel Mediterraneo, avanzò alla Regia Marina una richiesta per la fornitura di un contingente di unità sottili da impiegare contro i sovietici: questa fu l'unica occasione in cui i tedeschi richiesero esplicitamente il supporto militare degli italiani. La richiesta fu favorevolmente accolta dal comando della Regia Marina, desideroso di controbilanciare l'intervento degli U-boot tedeschi nel teatro del Mediterraneo. Si decise di allestire una flottiglia mista di mezzi siluranti e d'assalto, con inizialmente un organico di quattro MAS (organizzati nella 19ª Squadriglia), cinque barchini esplosivi del tipo "Motoscafo Turismo Modificato" (MTM) e cinque motoscafi siluranti tipo "Motoscafo Turismo Silurante Modificato" (MTSM) di nuovo tipo; si aggiunsero poi i primi sei esemplari di una nuova classe di sommergibili tascabili, la classe CB, appena consegnati alla Regia Marina, i quali formarono la 1ª Squadriglia sommergibili "CB". La guida della formazione fu assegnata al capitano di fregata Francesco Mimbelli, già distintosi nel corso della battaglia di Creta al comando della torpediniera Lupo. I MAS selezionati furono riuniti a Venezia e partirono per il Mar Nero il 22 aprile 1942: sotto la direzione di una ditta di trasporti eccezionali, la Società Fumagalli di Milano, fu organizzata un'autocolonna per il trasporto via terra attraverso il passo del Brennero fino a Vienna, caricando i MAS, privi di sovrastrutture, motori e armi, su speciali carrelli da trasporto trainati da autocarri; una volta a Vienna i MAS furono riattrezzati e scesero poi il corso del Danubio fino a raggiungere il porto romeno di Costanza il 2 maggio; i CB partirono per ferrovia da La Spezia il 25 aprile dopo essere stati alleggeriti delle sovrastrutture, che furono poi rimontate una volta che i battelli raggiunsero Costanza sempre il 2 maggio. Per il trasporto di barchini e motoscafi siluranti, infine, fu organizzata un'apposita autocolonna di 28 mezzi (ribattezzata "Autocolonna Moccagatta" in onore del capitano di fregata Vittorio Moccagatta, caduto nel precedente attacco a Malta del luglio 1941) completa di tutte le attrezzature per l'approntamento e la manutenzione dei mezzi, che partita da La Spezia il 5 maggio raggiunse la base avanzata di Foros, sulla punta meridionale della penisola di Crimea, il 23 maggio seguente. L’insieme dei MAS delle MTSM e dei CB fu riunita nella 4^ Flottiglia MAS. Già il 29 maggio i MAS eseguirono la loro prima missione di guerra nel Mar Nero, in netto anticipo sulle corrispondenti unità di motosiluranti tedesche, ancora in approntamento. Il 5 giugno, completato il loro allestimento e arrivato il carburante necessario, i primi tre CB lasciarono Costanza alla volta della nuova base avanzata di Jalta, sempre in Crimea, e durante il trasferimento il CB 2 eseguì un attacco senza esito a un sommergibile sovietico; gli altri tre CB raggiunsero Jalta l'11 giugno seguente. I mezzi italiani furono subito destinati al contrasto delle missioni di rifornimento della piazzaforte sovietica di Sebastopoli, sotto assedio da parte di tedeschi e romeni dall'ottobre 1941. Fu nella notte del 10 giugno che il s.t.v. Aldo Massarini, mentre era in navigazione a bordo dell’M.T.S.M. 216 nelle acque di Sebastopoli, si avvide di un’unità la cui sagoma gli era familiare. Si trattava del cacciatorpediniere Tashkent, era la seconda volta che lo vedeva. La prima volta l’aveva visto a Livorno, al momento del varo.
Massarini attaccò il sovietico Tashkent a una distanza di circa 80 metri ma, purtroppo, il siluro, forse perché lanciato troppo da vicino, non deflagrò. Grande dovette essere lo sconforto del giovane ufficiale che, nel fare rapporto, una volta rientrato, sembra non potette trattenere le lacrime. La scena fu tale che l’Ammiraglio tedesco Schuster, presente al rapporto del giovane, si tolse dal petto la croce di ferro e l’appuntò alla giacca del giovane Sottotenente di Vascello. Il s.t.v. Massarini avrebbe avuto la possibilità di rifarsi al largo di Chersosene, nella serata del 13 giugno, colpendo col siluro e danneggiando gravemente un mercantile da 10.000 tonnellate. L’unità sovietica sarebbe stata poi affondata, il giorno seguente, dagli aerei tedeschi mentre veniva rimorchiata a Sebastopoli. Il 13 giugno, mentre si trovava all'ancora a Jalta, il CB 5 fu affondato da una motosilurante sovietica penetrata all'interno del porto sotto la copertura di un attacco aereo. Il 15 giugno e il 18 giugno, nel corso di missioni notturne di agguato al largo di Sebastopoli, rispettivamente il CB 3 e il CB 2 affondarono due sommergibili sovietici. Il 18 giugno un duro scontro coinvolse due MAS italiani e un convoglio sovietico composto da alcune motozattere scortate da sei cannoniere: un trasporto sovietico fu dato per affondatoIl 19 giugno il MAS-571 coglieva il primo vero successo, nonché uno dei più importanti, al largo di Jalta, Avvistato il sommergibile sovietico ShCh-214 che trasportava personale evacuato da Sebastopoli, lo attacca con un siluro centrando l’unita che affonda poco dopo. L’unita sovietica era il miglior battello operante nel Mar Nero per numero di vittorie conseguire, esso aveva infatti affondato 5 velieri turchi e la petroliera italiana Torcello. Tra il 27 e il 28 giugno le unità italiane furono impegnate nel simulare un tentativo di sbarco lungo la punta meridionale della Crimea, onde distrarre i difensori sovietici da un assalto anfibio tedesco attraverso la baia di Severnaya più a nord: nell'unico impiego dei barchini esplosivi nel Mar Nero, il MTM 80 fu lanciato e fatto esplodere contro le ostruzioni del porto di Balaclava. Nel pomeriggio del 2 luglio, poi, i cinque MTSM italiani furono le prime unità dell'Asse a entrare a Balaclava stessa, ormai sgombrata dei sovietici, passando indenni attraverso gli sbarramenti di mine navali grazie al loro basso pescaggio. A partire dal maggio 1942 e fino alla conclusione dell'assedio di Sebastopoli il 4 luglio i quattro Mas effettuarono 65 missioni di guerra, mentre i motoscafi siluranti e i sommergibili CB ne compirono, rispettivamente, cinquantasei e ventiquattro. In luglio le unità italiane iniziarono a spostare il loro teatro operativo verso la sezione orientale del bacino del Mar Nero e nel Mar d'Azov, in appoggio alle forze dell'Asse in marcia verso la regione del Caucaso; oltre a Jalta, il porto di Feodosia fu scelto come base della 4ª Flottiglia, il cui organico fu accresciuto dall'arrivo dall'Italia di altri quattro MAS trasferiti con le medesime modalità dei precedenti. Nella notte tra il 2 e il 3 agosto 1942, i MAS 573 e 568 sorpresero l'incrociatore Molotov e il cacciatorpediniere conduttore Kharkov a sud-ovest di Kerč' mentre rientravano da una missione di intercettamento del traffico tedesco e di bombardamento del porto di Feodosia: il MAS-568 riuscì a colpire il Molotov con un siluro provocando gravissimi danni a poppa mentre il Kharkov fu leggermente danneggiato da alcune cariche di profondità sganciate dalle unità italiane in fase di disimpegno; il Molotov riuscì a raggiungere Batumi, dove rimase fuori uso per le riparazioni fino alla fine del luglio 1943. 
Il 6 settembre il MAS 568 sorprese e colò a picco a sud di Anapa un piroscafo da 3.000 tonnellate di stazza; il 9 settembre invece i MAS 571 e 573 furono affondati nel loro ancoraggio di Jalta da un'incursione aerea sovietica, la quale portò anche al danneggiamento di altre tre unità italiane: per rimpiazzare i due battelli perduti, altrettanti MAS arrivarono dall'Italia nell'ottobre 1942. L'avanzata delle forze dell'Asse nella Russia meridionale fece avviare i preparativi perché quattro MAS e i mezzi speciali della colonna "Moccagatta" potessero essere trasferiti nel bacino del mar Caspio, ma il brusco cambiamento della situazione strategica dato dallo svolgimento della battaglia di Stalingrado fece ben presto accantonare simili progetti. L'attività dei mezzi italiani nel Mar Neo si svolse negli ultimi mesi del 1942 e nei primi mesi del 1943 senza particolari eventi, ostacolata dalla scarsità di bersagli da attaccare e dalla carenza di combustibile per operare; il 12 maggio 1943 il MAS 572 andò perduto nel corso di una missione dopo essere entrato in collisione con il pari tipo 566 a causa della fitta nebbia. Dopo una serie di discussioni tra italiani e tedeschi nel maggio 1943 fu convenuto di terminare la partecipazione italiana alle operazioni nel teatro del Mar Nero: dopo un'ultima missione al largo delle coste sovietiche il 13 maggio, i sette superstiti MAS furono consegnati il 20 maggio alle autorità tedesche nel porto di Jalta, e la Kriegsmarine provvide ad armarli con equipaggi nel frattempo addestrati in Italia; i mezzi speciali della colonna "Moccagatta", di fatto scarsamente impiegati dopo la fine dell'assedio di Sebastopoli, erano nel frattempo già stati fatti rientrare in patria a partire dal marzo 1943. Regia Marina e Kriegsmarine non riuscirono a pervenire a un accordo per la cessione dei CB, i quali, dopo un periodo di lavori e riposo nel porto di Costanza, continuarono a operare in Mar Nero con equipaggi italiani ridislocandosi nel luglio 1943 a Sebastopoli; il 26 agosto il CB 4 ottenne un ultimo successo affondando il sommergibile sovietico Šč-203 Kambala. Il battello era in navigazione per una campagna offensiva e nel corso dell’operazione perirorono tutti i 45 mebri dell’equipaggio.
L'annuncio dell'Armistizio di Cassibile l'8 settembre 1943 colse i sommergibili italiani nella loro base di Sebastopoli: gli equipaggi continuarono a operare a fianco dei tedeschi fino al 29 novembre, quando tutti i battelli furono trasferiti a Costanza dove il personale fu internato dalle autorità romene; dopo lunghe e complesse trattative tra Romania e Repubblica Sociale Italiana, il controllo dei mezzi fu formalmente restituito alla Marina Nazionale Repubblicana nel luglio 1944, la quale tuttavia fu in grado di rimettere in condizioni operative un'unica unità, il CB 3, autoaffondato poi al momento della resa romena all'URSS nell'agosto seguente. I quattro superstiti CB Si autoaffondarono nel porto di Odessa, il 25 agosto 1944, prima dell’arrivo delle truppe russe. In seguito vennero recuperati per essere impiegati per prove ed esperimenti.



Gli scafi dei MAS diretti sul Mar Nero, dai quali sono state smontate tutte le sovrastrutture, attraversano l'Europa 
Il MAS-571 in azione nel Mar Nero

Il sommergibile sovietico ShCH-203 Kambala affondato dal CB-4 il 26 Agosto 1943
Il sommergibile sovietico ShCh-214 affondatto dal MAS-571

Un minisommergibile italiano classe CB in porto nel Mar Nero

martedì 29 agosto 2017

I CIMITERI MILITARI POLACCHI IN ITALIA Polars Military Cimiters in Italy

Il  Corpo d'armata polacco comandato dal generale Wladyslaw Anders, si costituì con i circa 160.000 prigionieri polacchi nell'ex Unione Sovietica, che ottennero il permesso di formare un corpo d'armata contro l'esercito tedesco. Trasferitisi dalla Russia alla Persia, quindi in Palestina, i soldati polacchi vennero impiegati anche in Italia come II Corpo d'armata inquadrati nell'VIII Armata britannica.
Durante la battaglia per la conquista di Ancona con le truppe polacche, era inquadrato anche il CIL, il Corpo Italiano di Liberazione comandato dal generale Utili ed altre formazioni. I soldati polacchi fornirono  un grande contributo alla campagna d’Italia, combattendo duramente, con coraggio e sacrificio di vite, principalmente a Montecassimo nella durissima battaglia contro i diavoli verdi, i paracadutisti tedeschi, nelle Marche e Romagna, al termine della seconda guerra mondiale solo una piccola parte dei militari polacchi tornò in patria, gli altri scelsero la via dell'esilio in vari paesi, tra cui l'Italia, in quanto la Polonia era entrata nell'influenza sovietica. Il generale polacco Władysław Anders, deceduto a Londra nel 1970, venne sepolto per sua volontà nel cimitero di Montecassino, accanto ai suoi soldati lì caduti e sepolti nell'omonima e sanguinosa battaglia. La prima grande operazione a cui prese parte il corpo polacco fu la battaglia di Montecassino. Nel 1944, il comando alleato , dopo  ripetuti tentativi di abbattere il fronte tedesco,  decise di  sferrare un decisivo  attacco al caposaldo del sistema difensivo tedesco lungo la linea Gustav.  I compiti più gravosi sul piano militare vennero affidati al 2Corpo Polacco. Nella battaglia di Monte Cassino i combattimenti furono molto cruenti e lasciarono sul terreno molte vittime da entrambe le parti. Il 18 maggio 1944, i tedeschi abbandonavano la linea Gustaw. Le perdite registrate dal 2o Corpo nella battaglia di Montecassino furono consistenti: 923 caduti, 2031 feriti e 345 dispersi.  Seguì un breve periodo di riposo che servì al 2Corpo per riorganizzarsi in vista di una ripresa dei combattimenti armati sul fronte Adriatico. Le operazioni militari si preannunciavano tutt’altro che facili.  Sul fronte Adriatico, al Gen. Anders venne affidato il comando di una forza congiunta, composta anche da due reggimenti  di artiglieria inglese e  dal Corpo Italiano di Liberazione  comandato dal Gen. Utili. Dopo aver spezzato il fronte sul fiume Chienti, i soldati del Gen.  Anders  riuscirono  a liberare Ancona e Loreto dove i polacchi salvarono anche  la Santa Casa di Loreto da un incendio che la stava distruggendo. Dopo un breve periodo di riposo, il 2Corpo Polacco fu impegnato in altre  vittoriose battaglie in diverse località dell’ Appennino Romagnolo, dopodichè si diresse verso Bologna. Alle  6 del mattino  del giorno  21 aprile 1945 la città di  Bologna venne definitivamente conquisata. La bandiera polacca sventolò per diversi giorni sulla torre del municipio di Bologna,  a testimonianza del ruolo avuto dal 2 Corpo Polacco nella liberazione della città. La  vittoria per Bologna determinò la fine delle operazioni militari. Di fatto, a seguito di questa battaglia  i tedeschi sospesero i combattimenti. La conquista  di Bologna costò al 2 Corpo polacco  la vita di 234 soldati e 1223 feriti.
In totale, nel corso della campagna italiana, 4.072 soldati del 2oCorpo Polacco persero la vita e 7035 rimasero feriti. Quattro sono i cimiteri che raccolgono i caduti polacchi nella campagna d’Italia.

Il primo sorge a MONTECASSINO dove sono seppelliti (1.051 ne riporta l'elenco all'ingresso) del secondo corpo d'armata polacco ed è presente anche la tomba del generale Anders, morto nel 1970 a Londra, ma che secondo le sue volontà è qui sepolto con i suoi uomini . Altri 51 sono i corpi di soldati caduti nella battaglia di Montecassino sepolti in altri cimiteri della zona. Poco oltre l'ingresso, sulla sinistra, sorge il Museo Memoriale del secondo Corpo d'Armata Polacco, inaugurato il 17 maggio 2014, in occasione del 70º Anniversario della battaglia di Monteccassino, realizzato grazie all'iniziativa dell'"Associazione Generale dei Polacchi in Italia" in collaborazione con l'ambasciata di Polonia a Roma. Un iscrizione che si trova presso il cimitero di Montecassino recita „Hanno dato l’anima a Dio, il cuore alla Polonia ed il corpo alla terra italiana”. Il cimitero polacco è uno dei cinque cimiteri di guerra presenti nel cassinate, insieme a quello tedesco (nella frazione di Caira), italiano (a Mignano Monte Lungo), francese (a Venafro) e a quello del Commonwealth (a Cassino)

Cimitero militare Polacco di Loreto Fonte Piotr Markowicz
Cimitero militare polacco di Montecassino
Cimitero Militare Polacco di Montecassino
 Fonte Kamila Kowalska
Cimitero militare polacco di Loreto

Il cimitero di LORETO venne costruito nel 1944 su un fianco della collina ai piedi della basilica di Loreto e fu consacrato il 6 maggio 1946. I lavori vennero diretti dall'ing. Roman Wajda. Nel cimitero riposano le salme di 1081 soldati del 2° Corpo Polacco caduti sul fronte adriatico nelle battaglie per Ancora e Loreto, sul fiume Metauro e sulla Linea Gotica. Le tombe dei soldati sono disposte su tre terrazze. Al centro, su un basamento di pietra, è collocato un pennone con la bandiera polacca. Sui quattro lati sono incisi i nomi dei luoghi delle battaglie combattute dai polacchi: Ancora, Loreto, Metauro, Linea Gotica. Come a Casamassima, sull'altare al centro del cimitero è collocata una copia del celebre quadro della Madonna della Porta dell'Aurora di Vilnius, simbolo del forte legame dei soldati polacchi con le terre orientali della Polonia d'anteguerra. Oltre al settore cattolico, nel cimitero si trovano anche le tombe di soldati ebrei, evangelici, ortodossi e di un musulmano.


Nel cimitero militare polacco di SAN LAZZARO DI SAVENA, presso Bologna riposano le salme di 1.432 combattenti polacchi caduti tra l' autunno 1944 e la primavera del 1945, nelle battaglie in Emilia-Romagna. I combattenti appartenevano al Secondo corpo polacci, che, provenendo dall'alta valle del Tevere contribui prima alle operazioni svoltesi nella zona dell'appennino forlivese e poi alla conquista di Bologna.  I soldati polacchi agli ordini  del generale Anders, furono i primi militari alleati ad entrare nel capoluogo emiliano,  il 21 aprile 1945.
Cimitero Militare Polacco di Bologna – San Lazzaro di Savena
Fonte Stanisława e Fausto Branchi


Cimitero Militare Polacco di Bologna – San Lazzaro di Savena

Cimitero militare Polacco di Casamassima
Fonte Gianluca Vernole


Il quarto cimitero, si trova a CASAMASSIMA, nei pressi di Bari. Custodisce le tombe dei 429 soldati polacchi caduti nei combattimenti lungo la Linea Gustav sul fiume Sangro o deceduti nell'ospedale militare di Casamassima e in altri ospedali di Bari e di Napoli a seguito delle ferite riportate nelle diverse battaglie che, videro coinvolti i militati polacchi sul suolo italiano. Il cimitero ha una pianta rettangolare e non è diviso in settori interni. Questo significa che le tombe ortodosse, ebraiche e musulmane si trovano insieme a quelle cattoliche, a riprova del fatto che tra i soldati del 2º Corpo le differenze di religione non avevano importanza. Al centro si trova un altare con l'immagine della Madonna della Porta dell'Auroa di Vilnius e l'iscrizione in latino "NE VI IUS OPPRIMATUR FORTITER ET NOBILITER CECIDERUNT"„Sono morti per un’idea, per non permettere che la forza comandasse sulla legge”. Nel cimitero di Casamassima, oltre ai soldati del II Corpo, ci sono anche i corpi dei piloti caduti nel 1944 nel tentativo di lanciare rifornimenti, aiuti alimentari e sanitari sulla città di Varsavia. (la rivolta di Varsavia).
Cimitero militare Polacco di Casamassima
 Fonte Gianluca Vernole

sabato 19 agosto 2017

19 AGOSTO 1940 TRUPPE ITALIANE OCCUPANO BERBERA CAPITALE DELLA SOMALIA BRITANNICA

La conquista italiana della Somalia Britannica (3 agosto 1940-19 agosto 1940) rappresenta l'unica operazione militare italiana vittoriosa nella seconda guerra mondiale senza alcun intervento da parte dell'alleato tedesco. È inoltre, insieme all'occupazione tedesca delle isole del Canale, l'unico caso di occupazione di territori britannici o soggetti alla corona britannica nel corso della guerra.
Dopo la dichiarazione di guerra i territori dell’AOI si trovarono praticamente isolati dalla madrepatria, senza nessuna possibilità di ricevere rinforzi o rifornimenti se non per via aerea, essendo sia il canale di Suez che lo stretto di Gibilterra saldamente in mano Britannica. Tra essi e la Libia vi era poi il Sudan, anch’esso in mano Britannica. Da un punto di vista geografico, L’Eritrea e la Somalia Italiana (i territori dell’AOI) confinavano a nord e ad ovest con il Sudan, a sud col Kenia, mentre ad est vi era l’oceano Indiano e il mar rosso tranne una striscia di territorio nel quale erano presenti le due colonie della Costa francese dei somali e del Somaliland Britannico.  Le prime operazioni eseguite sono state le cosidette “rettifiche del fronte”, ossia operazioni aventi l’unico scopo di risparmiare uomini e mezzi per una migliore vigilanza delle frontiere. Vennero quindi attuate le operazioni che portarono all'occupazione di Cassala, Gallabat e Kurmuk nel Sudan e dopo alcune operazioni in Kenia (conquista di Moyale e della zona circostante), di passare all'offensiva contro la Somalia britannica, azione culminanti di questa serie di operazioni. Quest'azione avrebbe impedito un'azione britannica contro l'Harar italiano; avrebbe inoltre eliminato ogni contatto tra i francesi a Gibuti e i britannici e avrebbe anche notevolmente ridotto l'ampiezza del fronte da controllare, passando dagli oltre 1.100 chilometri di frontiera terrestre a circa 700 chilometri di frontiera marittima.
Fu cosi che il 27 luglio, il tutto venne deciso a Roma, dove intervennero motivi di ordine politico e propagandistico – serviva una vittoria, il Duce approvava – e quindi l’attaco alla Somalia Britannica fu ordinato per il 3 agosto.

Il Somaliland presenta un terreno desertico, impervio, vi erano solo due strade, all’infuori delle quali il terreno era impercorribile per i mezzi meccanizzati o corazzati che fossero. Consci del pericolo, il Comando Britannico del Medio Oriente aveva provveduto per tempo a rinforzare la guarnigione del Somaliland con l’invio di 3 Battaglioni indiani, lo schieramento difensivo assunto dal generale Austen, comandante del settore, era il seguente:

Truppe di copertura: 3 compagnie Corpo cammellato il famoso Camel Copr e 1 compagnia del reggimento Nord Rhodesia
Posizione di resistenza di Tug Argan (torrente Argan): da destra a sinistra:
destra – 3° battaglione del 15° regggimento Punjab (indiani);
centro – Reggimento nord Rhodesia meno 1 compagnia, 1 compagnia mitragliatrici, 1 compagnia corpo Cammellato e 1 batteria artiglieria
sinistra – 2° King’s african Rifles (fucilieri)
in riserva – 2° battaglione del reggimento Black Watch
Vi era inoltre il 1° battaglione del 2° reggimento Punjab che era sparso intorno a Berbera.
L’ammontare delle forze inglesi era di circa 11.000 uomini. L’appoggio aereo proveniva da Aden quindi era poco incisivo, impiegando troppo tempo ad arrivare sul posto quando necessario.

Da parte italiana si approntarono per l’operazione tre colonne, di cui quella centrale aveva il compito principale della conquista di Berbera. Il complesso delle forze italiane ammontava a 26 battaglioni (di cui solo 3 nazionali) e 21 batterie d’artiglieria, in totale 4.800 nazionali e circa 30.000 coloniali al comando del generale Nasi. Questo complesso di forze venne diviso in quattro colonne, ciascuno con un obiettivo iniziale qui descritto:
-colonna di destra (gen. Bertello): con obiettivo Oadueina, 1 Battaglione coloniale, 2 Battaglione di Dubat, 1 batteria di artiglieria cammellata.
-colonna centrale (gen. de Simone): con obiettivo Hargeisa, poteva contare sulla Divisione Harar, sulla XIII, XIV e XV Brigata coloniale, 1 compagnia carri M (12 M-11/39), 1 compagnia carri L (12 L-3/35), 1 squadrone autoblindo (Fiat 611), 1 batteria da 149/13;
-colonna di sinistra (gen. Bertoldi): con obiettivo la località costiera di Zeila con la LXX e la XVII Brigata coloniale;
-colonna costiera (gen. Passerone) con obiettivo la neutralizzazione di Gibuti con  1 Battaglione CC.NN., 1 Battaglione, unità miste;
A queste forze si aggiungeva la riserva, comprendente la II Brigata coloniale e comandata dal colonnello Lorenzini, che seguiva la colonna centrale.

Le unità italiane dovevano percorrere 270 Km di territorio desertico per arrivare a Berbera, presa la quale, negli intendimenti del comando Italiano, la campagna poteva dirsi conclusa.
Gli obiettivi iniziali vennero raggiunti nella giornata del 6 senza aver incontrato particolare resistenza, quindi la prima fase (3-6 agosto) dell’operazione, che prevedeva fra le altre cose il blocco della guarnigione francese di Gibuti si potè considerare conclusa.
Ebbe quindi inizio la seconda fase (7-15 agosto) che prevedeva lo sfondamento delle difese britanniche, imperniate sulle fortificazioni dell'Argan, la principale posizione difensiva britannica nella Somalia posta all'ingresso di Berbera.
Il Giorno 10 la colonna centrale entrò in contatto con le prime difese del tug Argan. L’attacco alla posizione ebbe inizio il giorno successivo impiegando 3 brigate di Fanteria, la XIV sulla sinistra, la XV sulla destra, mentre la II Brigata (passata dalla riserva alla colonna centrale) doveva svolgere un movimento aggirante e attaccare alle spalle. Ma il piano non ebbe esito positivo stante la forte resistenza incontrata e nonostante l’intervento dell’aviazione italiana. Il 13  si dovette avvicendare la XIV Brigata con la XIII. Tuttavia la pressione italiana si faceva sentire; le comunicazioni, la mancanza di riposo,uniti al fatto che il 14 agosto con una serie di colpi di mano furono occupati due fortini presidiati dalle truppe britanniche, convinsero il comandante delle forze inglesi, generale Godwin Austen a richiedere, giorno 15, il permesso per lo sgombero delle sue truppe, pena l’annientamento. L’autorizzazione gli venne concessa. Il pomeriggio di quello stesso giorno iniziò un nuovo attacco italiano, con un’accurata preparazione di artiglieria, contro il fortino n.1. L’azione stavolta ebbe successo, a seguire caddero anche gli altri fortini perni della difesa dell’Argan.
C’erano voluti 5 giorni di intensi combattimenti, ma la linea del tug Argan era caduta, ora bisognava sfruttare il successo; iniziava così la terza fase della campagna (17-19 agosto). Ma le difficoltà del terreno, unite alla resistenza della retroguardia britannica, non permisero di agganciare le truppe in ritirata, che poterono raggiungere la protezione delle loro navi da guerra ed imbarcarsi.
Il giorno 19 le truppe vittoriose occuparono Berbera capitale della Somalia Britannica.
Gli inglesi persero in tutto 260 uomini: 38 morti, 102 feriti e 120 dispersi. Le truppe italiane ebbero invece le seguenti perdite: 465 morti, 1.530 feriti e 34 dispersi per un totale di 2.029 uomini, dei quali 161 italiani e 1.868 ascari.
A queste cifre vanno aggiunte quelle delle tribù locali che appoggiarono i britannici contro gli italiani (ebbero circa 2.000 perdite) e quelle dei somali locali che invece lottarono dalla parte di questi ultimi (un migliaio di vittime).
Gli italiani raccolsero anche un discreto bottino di guerra consistente in 5 cannoni, 3 carri armati e 128 automezzi oltre a 5.400 fucili, 100 mitragliatrici e notevoli quantità di materiali abbandonati

Insegna di Viceré dell'Africa Orientale Italiana
La cartina geografica dell'Africa Orientale nel 1940
Il Popolo d'Italia annuncia la fine della campagna
Il tricolore italiano viene issato a Berbera capitale dalla Somalia Britannica

sabato 29 aprile 2017

IL FIAT CR 32


Il 29 aprile 1933 volava per la prima volta il caccia Fiat C.R.32 (Caccia Rosatelli, dal nome del progettista) aereo biplano da caccia prodotto dall'azienda italiana Fiat Aviazione.
Impiegato principalmente dalla Aviazione Legionaria, durante la guerra civile spagnola, e dalla Regia Aeronautica, nel primo periodo della seconda guerra mondiale, venne adottato anche dalle aeronautiche cinese, ungherese, austriaca, venezuelana e paraguayana. Utilizzato durante la Guerra civile spagnola a sostegno dei Nazionalisti, in Spagna, si guadagnò presto la reputazione di uno dei più straordinari biplani di tutti i tempi. Nel Paese iberico fu anche prodotto su licenza e restò in servizio fino al 1953, vent'anni dopo il suo primo volo.
Il biplano Fiat su un immediato successo. I primi ordini furono assegnati nel marzo 1934 e l'anno dopo fu consegnato al 1º, 3º e 4º Stormo. L'aereo ebbe il suo battesimo del fuoco durante la Guerra civile spagnola nel 1936. Il 18 agosto di quell'anno arrivarono in Spagna i primi 12 C.R.32 "Freccia" che costituirono le squadriglie "Gamba di Ferro", "Cucaracha" e "Asso di Bastoni" del 3º Stormo. Già il 21 di quel mese i C.R.32 dell'Aviazione Legionaria abbattevano il primo aereo nemico, un Nieuport-Delage NiD-52, nel cielo di Cordova. La vittoria aerea era del tenente pilota, Vittorino Ceccherelli, Medaglia d'oro al valor militare, che troverà la morte proprio nei cieli di Spagna. In tutto, il governo italiano inviò in Spagna tra 365 e 405 C.R.32. Altri 127-131 furono forniti direttamente all'Aviación Nacional, l'aeronautica militare della fazione franchista, dei quali sei esemplari furono catturati dagli avversari repubblicani della Fuerzas Aéreas de la República Española. Uno di questi ultimo fu inviato in Unione Sovietica per valutazione.
Con l'agile C.R.32, gli italiani stabilirono immediatamente la loro supremazia sugli avversari, che potevano contare su un campionario eterogeneo di velivoli da caccia e da bombardamento di varia provenienza e di prestazioni diversissime.
Durante il secondo conflitto mondiale il CR 32 venne impiegaro in Africa Settentrionale ma fu in Africa Orientale il teatro operatico dove il C.R.32 ottenne i maggiori successi, nel corso della seconda guerra mondiale. Qui, le squadriglie 410ª e 411ª, che schieravano la metà dei caccia operativi nella colonia italiana, distrussero una notevole quantità di aerei della RAF e della South African Air Force. I loro avversari includevano Blenheim e Hawker Hurricane

venerdì 26 agosto 2016

26 AGOSTO 1974 Moriva il comandante JUNIO VALERIO BORGHESE

X MAS INCURSORI RSI
« In ogni guerra, la questione di fondo non è tanto di vincere o di perdere, di vivere o di morire; ma di come si vince, di come si perde, di come si vive, di come si muore. Una guerra si può perdere, ma con dignità e lealtà. La resa ed il tradimento bollano per secoli un popolo davanti al mondo. »
(Junio Valerio Borghese)
Il 26 agosto 1974 moriva a Cadice in Spagna, Junio Valerio Scipione Ghezzo Marcantonio Maria dei principi Borghese, noto semplicemente come Junio Valerio Borghese, è stato un militare e politico italiano, membro della principesca famiglia Borghese. Forse ai più il nome dirà poco o nulla, ma il Principe Borghese fu uno fra i migliori soldati italiani della seconda guerra mondiale e protagonista della nostra storia per tutta la sua vita, prima appunto come militare e poi come poilitico. Nato a Artena Roma il 26 Ufficiale della Regia Marina, durante la seconda guerra mondiale, avendo intrapreso la carriera militare giovanissimo all'Accademia Navale di Livorno, specialista dei sommergibilisti, entrò a far parte della Xª Flottiglia MAS di cui fu poi comandante e divenne noto per alcune audaci imprese nel Mediterraneo. Dopo l'armistizio dell'8 settembre 1943 proseguì la guerra combattendo al fianco dei tedeschi contro l'esercito anglo-americano sempre al comando del troncone della Xª Flottiglia MAS rimasto al nord. Aderì alla Repubblica Sociale Italiana svolgendo inoltre la funzione di sottocapo di Stato Maggiore della Marina Nazionale Repubblicana. Nel dopoguerra si fece promotore di un fallito colpo di Stato, passato alla storia come "Golpe Borghese". 
Questo il breve riassunto della sua intensa vita, ma andiamo ad analizzare la stessa un po' piu nel dettaglio. Attratto dalla vita militare, nel 1922 venne ammesso ai corsi della Regia Accademia Navale, dalla quale uscì nel 1928 con il grado di guardiamarina, Dopo aver frequentato il corso di armi subacquee, nel 1933, promosso tenente di vascello, venne imbarcato dapprima sulla Colombo, quindi sulla Titano. Nonostante avesse nel frattempo conseguito i brevetti di palombaro normale e di grande profondità, fu solo nel 1935 che ricevette il primo incarico di sommergibilista, partecipando alla guerra d'Etiopia, dapprima imbarcato a bordo del sommergibile Tricheco e successivamente del Finzi. Nel 1937 assunse, infine, il primo comando: con il sommergibile Iride prese parte alla guerra civile spagnola durante la quale venne decorato l'8 aprile 1939 della medaglia di bronzo al Valor milTrasferito successivamente presso la base di Lero, nel Dodecaneso, vi rimase fino all'entrata in guerra dell'Italia, il 10 giugno 1940 dove era comandante del sommergibile Vettor Pisani e prese parte alla battaglia di Punta Stilo del 9 luglio. Ma il "Vettor Pisani" si dimostrò estremamente obsoleto e non fu più utilizzato in azioni belliche. Nell'agosto fu inviato a Memel, allora territorio tedesco, a un corso per sommergibilisti atlantici dove si addestrò a bordo di un U-Boot. Lì probabilmente conobbe l'ammiraglio tedesco Karl Dönitz. Promosso capitano di corvetta, nel 1940 fu designato al reparto incursori della 1ª Flottiglia MAS, dove divenne comandante del sommergibile Scirè. 
Sommergibile Scire'
Il 24 settembre 1940 Borghese cominciò la sua prima operazione contro la piazzaforte di Gibilterra (BG1) trasportando dei siluri a lenta corsa con le relative squadre. Giunto a destinazione il 29 settembre l'intera operazione fu annullata poiché la squadra britannica aveva nel frattempo lasciato il porto e non rimase altro da fare che rientrare a La Spezia. Il 21 ottobre, avuta informazione della presenza in Gibilterra della corazzata HMS Barham e di un'altra non identificata, si ritentò nuovamente (BG2) con le medesime squadre di SLC. Durante le manovre di avvicinamento, giunto nello stretto di Gibilterra, lo Scirè fu intercettato da un cacciatorpediniere britannico e fu costretto a immergersi per sfuggire alla caccia. Giunto in posizione Borghese fece adagiare il sommergibile sul fondo ma le forti correnti trascinarono il mezzo lontano obbligandolo a emergere e a riattraversare lo stretto. Riposizionatosi lo "Scirè" fu nuovamente trascinato dalle correnti. Borghese si diresse quindi nella baia di Algeciras in acque territoriali spagnole dove furono sganciati i SLC. La missione cominciò ad apparire compromessa per il fatto che i sommozzatori del Gruppo Gamma contrastati dalle forti correnti non sarebbero riusciti a giungere in posizione. Borghese cominciò a pensare che fosse più opportuno annullarla ma Gino Birindelli notando il movimento delle alghe comprese che le correnti avrebbero trascinato il sommergibile e quindi anche gli SLC in posizione prossima alla baia di Gibilterra. Informato da Birindelli Borghese assegnò gli obiettivi: Gino Birindelli avrebbe minato la prima corazzata, Teseo Tesei la seconda e Luigi Durand de la Penne avrebbe ripiegato su una grande unità a sua scelta, poi avviò la missione scaricando gli assaltatori dopo aver informato il comando italiano si diresse verso La Spezia. La missione fallì gli obiettivi a causa di guasti alle apparecchiature e Birindelli fu preso prigioniero mentre gli altri incursori riuscirono a guadagnare la costa spagnola e poi a rimpatriare ma per la prima volta si era riusciti a forzare la munita base navale di Gibilterra. Per questa azione il 2 gennaio 1941 fu decorato con la Medaglia d'oro al Valor Militare.

Dopo gli insuccessi iniziali il comando dell'intero reparto incursori fu affidato al capitano di fregata Vittorio Moccagatta e il 15 marzo 1941 fu costituita la Xª Flottiglia MAS dotata di un comando centrale e da due reparti d'assalto, uno costituito dai mezzi di superficie affidato a Giorgio Giobbe e l'altro affidato a Borghese costituito dai mezzi subacquei, anche con il suo contributo furono pianificati e realizzati tutti i progetti per il forzamento della rada di Gibilterra, di Alessandria d'Egitto e il non realizzato forzamento del porto di New York.
Il 15 aprile 1941 Borghese, alla guida dello Scirè, partì per una nuova missione a Gibilterra (BG3). Arrivati sul posto ci si accorse che la flotta inglese aveva abbandonato il porto per una missione e si decise di cambiare obiettivi andando a colpire le navi in rada. Fu scelta in particolare una nave cisterna,  ma ancora una volta furono traditi dall'equipaggiamento e l'operazione saltò. Gli inglesi non si accorsero di essere stati sotto attacco.
Nella notte tra il 25 e 26 luglio 1941 avvenne l'attacco contro la base britannica di Malta che si concluse in un disastro. Gli incursori furono tutti intercettati e Vittorio Moccagatta e Giorgio Giobbe che si trovavano a bordo di un battello di appoggio che fu raggiunto dai caccia britannici, furono colpiti e uccisi. La Xª MAS si trovò improvvisamente senza comandante, incarico che fu momentaneamente affidato a Borghese fino alla nomina di Ernesto Forza.
Il 10 settembre 1941 Borghese, alla guida dello Scirè, partì per la quarta missione a Gibilterra (BG4) seguendo lo stesso schema della precedente. Gli obiettivi assegnati da Borghese riguardavano una corazzata classe Nelson un mercantile e la portaerei Ark Royal. Le prime due squadre non riuscirono a forzare il porto e ripiegarono su due navi presenti in rada raggiungendo poi la costa spagnola a nuoto. Visintini e Magro invece riuscirono a penetrare all'interno ma raggiungere la portaerei si rivelò troppo difficile e ripiegarono su una nave cisterna. Le navi affondate furono le navi cisterna Fiona Shell e Denbydale mentre fu gravemente danneggiata la motonave armata Durham. I sei operatori furono insigniti per questa operazione della Medaglia d'Argento al Valor Militare.
Borghese dopo l'attacco a Gibilterra cominciò a studiare un nuovo attacco, questa volta contro la base navale di Alessandria d'Egitto. Si trattava della missione che lo avrebbe reso famoso in Italia e temuto dagli avversari, l'azione di maggior successo dei mezzi d'assalto della Regia Marina nel corso del secondo conflitto mondialeAnche questa volta gli incursori scelti per la missione furono trasferiti con un aereo all'isola di Lero dove furono poi raccolti da Borghese arrivato con lo "Scirè". Giunsero nella rada di Alessandria la sera tra il 18 e il 19 dicembre 1941 dove rilasciò gli uomini. Due erano stati imbarcati come riserva. Poi Borghese rientrò a Lero. L'attacco condusse al grave danneggiamento delle navi da battaglia inglesi Queen Elizabeth e Valiant. Borghese, al termine della missione fu nominato Cavaliere dell'Ordine militare di Savoia.
Dopo il successo dell'Impresa di Alessandria Borghese dovette lasciare il comando del sommergibile "Scirè" per potersi dedicare completamente al reparto subacqueo della Xª MAS. Nel 1942 viaggiò in Europa per raccogliere informazioni che potessero aiutare a compiere altre azioni belliche. A Parigi incontrò Karl Doenitz con il quale intendeva pianificare delle operazioni. In seguito incontrò anche gli uomini della X MAS ad Algeciras.
Nel luglio 1942 Borghese studiò un progetto molto ambizioso, un attacco della Xª Flottiglia MAS al porto di New York. Fu scelto il sommergibile atlantico "Leonardo da Vinci" della base BETASOM di Bordeaux come mezzo avvicinatore. Il sommergibile avrebbe dovuto trasportare fino alla foce dell'Hudson un piccolo sommergibile tascabile tipo CA. La missione fu rinviata in seguito alla perdita del Da Vinci il 23 maggio 1943 e poi annullata a seguito dell'armistizio di due mesi dopo. Il 1º maggio 1943 Borghese fu promosso capitano di fregata e assunse il comando della Xª Flottiglia MAS. Uno dei primi incarichi che impartì fu quello di inviare il tenente di vascello Luigi Ferraro in missione ad Alessandretta dove, nei mesi di giugno e luglio, ottenne risultati incredibili riuscendo da solo ad affondare tre navi Alleate. La caduta di Mussolini il 25 luglio 1943 fermò buona parte delle operazioni.

In totale, sono stati affondati o gravemente danneggiati dai mezzi d'assalto italiani, nelle azioni compiute nel Mediterraneo dal 10 giugno 1940 all'8 settembre 1943, 77.380 tonnellate di naviglio da guerra e 187.412 tonnellate di naviglio mercantile, per un totale di 264.792 tonnellate.




sabato 13 agosto 2016

11-13 AGOSTO 1942 - La battaglia Navale di MEZZO AGOSTO

La battaglia di mezzo agosto è un'importante battaglia aeronavale della seconda guerra mondiale combattuta nel Mediterraneo Centrale  dall' 11 al 13 agosto 1942 in conseguenza del tentativo inglese di rifornire l'isola di Malta ormai stremata dagli incessanti attacchi aereo italo tedeschi. L'isola sotto incessante attacco aereo dal 1942 era ormai ridotta alla fame e necessitava di urgenti rifornimenti.
L'operazione si concluse con la netta affermazione delle forze dell' Asse. Fu praticamente l'ultima grande battaglia navale combattuta nel Mediterraneo.


I luoghi della Battaglia Navale di Mezzo Agosto
Così dopo il fallimento delle operazioni congiunte “Harpoon” e “Vigorous” di giugno, l’Ammiragliato decise di ritentare il rifornimento dell’isola nonostante lo scetticismo del Governo di Londra e del comando del Medio Oriente: nacque l’operazione “Pedestal”. A differenza del precedente tentativo di rifornimento, dove i due convogli partirono sia da Gibilterra che da Alessandria, ora gli inglesi, con la caduta di Tobruk e l’avanzata dell’Asse in Egitto, si trovarono costretti a dover rifornire Malta solo partendo da occidente venendo infatti a mancare la copertura aerea delle basi in nord Africa. Il convoglio avrebbe dovuto quindi passare in un tratto di mare, tra la Sardegna e la Sicilia, costantemente pattugliato da aerei e navi nemiche pertanto, oltre a prevedere perdite elevate nel naviglio mercantile, era necessaria una forte scorta di navi da guerra.

Venne pertanto predisposto un possente convoglio mercantile scortato dal più imponente gruppo navale mai schierato nel Mediterraneo. La squadra navale Alleata, posta al comando dell'ammiraglio Harold Burrough era composta da:

13 piroscafi: Almeria Likes, Brisbane Star, Clan Ferguson, Deucalion, Dorset, Empire Hope, Glenorchy, Melbourne Star, Port Chalmers, Rochester Castle, Santa Elisa, Waimarama, Wairangi
2 petroliere (Nigeria e Ohaio), 
4 portaerei Eagle, Furios, Indomitable, Victorious
2 navi da battaglia (Nelson e Rodney)
7 Incrociatori Phoebe, Sirius, Charybdis, Nigeria, Kenia, Manchester, Cairo
34 cacciatorpediniere
8 sommergibili
oltre ad altre unità minori. 

Da parte italo-tedesca venivano schierate la 
III divisione incrociatori pesanti italiana (Bolzano, Trieste 
VII divisione incrociatori leggeri, il cui impiego però era subordinato alla scorta di aerei da caccia che come vedremo fu destinata ad altri compiti, 
22 sommergibili (di cui 2 tedeschi), 
12 motosiluranti (6 tedesche) 
12 MAS 
a cui si aggiungono tutti gli aerei da caccia e bombardamento disponibili dispiegati tra la Sardegna e la Sicilia per un totale di 5 gruppi da (3 italiani e 2 tedeschi) e 400 bombardieri e aerosiluranti per un totale 784 aerei (328 italiani e 456 tedeschi) provenienti dalle basi della Sardegna e della Sicilia
L'imponente forza navale anglo-statunitense lascio Gibilterra il 10 Agosto 1942 puntando direttamente al canale di Sicilia.
Il piano dell' Asse prevedeva un attacco si superficie nei pressi si Pantelleria ma Supermarina era molto allarmata dalla presenza di considerevoli forze aeree di base a Malta ed a bordo delle portaerei di scorta. 
Un giorno dopo la partenza, l’11 agosto, il convoglio inglese mentre transita a nord di Algeri subisce i primi attacchi dei sommergibili. L’U-73 affonda con una salva di 4 siluri la portaerei Eagle menomando pesantemente la capacità inglese di contrasto aereo. Il giorno successivo, con l’avvicinarsi della flottiglia inglese alle coste italiane, nei cieli e sul mare si scatena un vero e proprio inferno di bombe e siluri.
Gli inglesi lamentano la perdita di 6 piroscafi, altri sono gravemente danneggiati, compresa la petroliera Ohio carica di migliaia di tonnellate di prezioso combustibile per Malta, colpito dal sommergibile italiano Axum, mentre 2 incrociatori vengono affondati dai siluri di sommergibili e MAS e molte altre unità da guerra vengono gravemente danneggiate, compresa la portaerei Indomitable che, col ponte di volo gravemente danneggiato ed in preda ad incendi, inverte la rotta e torna a Gibilterra. Mossa seguita dalle altre forze pesanti inglesi (corazzate, portaerei e 3 incrociatori) per evitare di attraversare il Canale di Sicilia, considerato ad altissimo rischio, memori di quanto avvenuto durante la battaglia di Mezzo Giugno.
Da parte italiana si lamenta per il momento solo la perdita del sommergibile Dagabur, speronato dal cacciatorpediniere inglese Wolverine.

Mentre in mare le unità minori combattevano con successo la loro battaglia, il continuo battibecco tra gli addetti navali italiani e tedeschi, da una parte, ed i responsabili delle forze aeree, dall'altra, avrebbero ridotto il ruolo della Regia Marina a quello di bersaglio; così, la flotta fu richiamata in porto lasciando il campo ai sommergibili ed alle unità minori. Col senno del poi questo sarà un errore tattico in quanto nella serata del 12, quando il grosso della flotta inglese fece dietrofront, se avesse preso il mare sarebbe stato a portata di tiro delle artiglierie la mattina successiva proprio quando il convoglio inglese, pesantemente azzoppato, si trovava disperso in un vasto tratto di mare senza scorta aerea.

Alle 20 il sommergibile italiano Axum del tenente di vascello Ferrini al largo di Capo Blanc inquadra il nemico e lancia a ventaglio 4 siluri che raggiungono incrociatore Nigeria la nave ammiraglia, l'incrociatore Cairo che persa la poppa si autoaffonda e la petroliera Ohio (vedi foto sotto)

La petroliera Ohio colpita dal sommergibile italiano Axum
Il 13 agosto si registrano altri affondamenti delle forze di scorta inglesi ma gli attacchi dell’Asse cominciano a diradarsi per l’avvicinarsi di quanto resta del convoglio inglese all’ombrello di protezione aerea dell’isola di Malta. Quella sera entrano nel porto de La Valletta solo 3 piroscafi dei 13 partiti, ed i due giorni successivi ne arriva un quarto oltre alla petroliera Ohio che miracolosamente sopravvissuta ai numerosi colpi messi a segno, riesce a raggiungere l'isola il 15 agosto e appena scaricato il suo prezioso carico affonda.
Pesantissime le perdite anche di naviglio militare:
  • Unità affondate:

Portaerei Eagle affondata 11 agosto da sommergibile tedesco U-73

Incrociatore Manchester affondato il 12 agosto da motosiluranti italiane MS16 e MS22

Incrociatore Cairo affondata il 12 agosto dal sommergibile italiano Axum

Caccatorpediniere Foreseigh affondatto il 12 agosto da uno Stuka italiano del 132° Gruppo Autonomo Aerosiluranti
  • Unità gravemente danneggiate:
Portaerei Indomitable colpita il 12 agosto da siluranti italiani SM 79 rientrerà in servizio nel luglio 1943

Portaerei Rodney colpito il 12 agosto da uno ju 87 italiano del 102° Stormo Bombardamento a tuffo

Incrociatore Nigeria colpito il 12 agosto dal sommergibile italiano Axun rientrò in squadra a dicembre 1942

Incrociatore Kenia colpito il 12 agosto dal sommergibile italiano Alagi e costrettoa rientrare a Gibilterra fu nuovamente colpito il 14 agosto da una bonba aerea e rientrò in squadra a dicembre 1942

Cacciaorpediniere Wolverine rimasto danneggiato il 11 agosto nello speronamento del sommergibile italian Dagabur che affonda

Cacciaorpediniere Ithuriel rimasto danneggiato il 12 agosto nello speronamento del sommergibile italiano Cobalto che affonda

L'aviazione Alleata perse anche 34 aerei (5 della RAFF e 29 della ROYAL NAVY), 16 dei quali affondati con la portaerei Eagle
Le perdite dell’Asse furono tutto sommato molto contenute e ammontano a due sommergibili italiani affondati (Cobalto e Dagabur), 41 aerei italiani e 19 tedeschi abbattuti oltre al grave danneggiamento di due incrociatori, il Bolzano e l’Attendolo colpiti da sommergibili in agguato nel Tirreno meridionale; 

Per gli inglesi fu una disfatta totale, tanto che non si azzardarono più a rifornire l’isola tramite convogli se non quando le sorti della guerra tornarono ad essere favorevoli per loro. Il Mediterraneo in quell'Agosto di fuoco, era più che mai il "Mare Nostrum"
L’ultima grande battaglia aeronavale nel Mediterraneo si era conclusa con una vittoria italiana, dimostrando che la giusta coordinazione tra forze aeree e navali era la chiave per vincere sul mare. Lezione che apprendemmo tardivamente dagli inglesi ma che, anche con la battaglia di Mezzo Giugno, dimostrammo di avere compreso appieno, purtroppo troppo tardi nel quadro degli eventi bellici.

domenica 7 agosto 2016

7 AGOSTO 1941 Muore in guerra il figlio del Duce il Capitano Bruno Mussolini


Nato a Milano il 22 aprile 1918, figlio terzogenito di Benito Mussolini e di Rachele Guidi, fu ufficiale della Regia Aeronautica, Medaglia d'Oro al Valore Aeronautico e due volte Medaglia d'Argento al Valor Militare. Grande appassionato di aerei, a Bologna ebbe come compagno di studi Federico Cozzolini con cui divise passione e lavoro nella Regia Aeronautica A 17 anni fu il pilota militare più giovane d'Italia. Fu anche uno dei dirigenti della compagnia aerea Ala Littoria e l'ideatore della LATI, Linee Aeree Transcontientali Italiane, che coprivano la tratta Italia-Brasile. Nella saga dei Mussolini, Bruno, è una figura appartata. È stato il primo a morire, il primo schianto per la madre Rachele, destinata ad altre durissime prove. Ma è il carattere, la personalità quieta di Bruno a differenziarlo dai due fratelli maggiori - Edda e Vittorio, eccentrica la prima, un po’ arrogante il secondo - avvicinandolo piuttosto all’ultimogenito Romano, anch’egli persona amabile e schiva. Il carattere e la morte precoce hanno fatto così di Bruno Mussolini) una figura quasi secondaria di quella famiglia le cui vicende sono state e continuano ad essere al centro di cronaca e storia. Dopo che la sua breve vita era stata rievocata nel libro più accorato e sincero di Mussolini, Parlo con Bruno, scritto subito dopo la morte del figlio di appena 23 anni, le incalzanti vicende del secondo conflitto mondiale hanno fatto sbiadire la figura del giovane aviatore. Eppure si potrebbe dire che Bruno Mussolini costituiva il miglior prodotto pubblicitario della famiglia del Duce, incarnando proprio l’idea di quell’homo novus che il fascismo andava proponendo agli italiani. Semplice, sportivo, disciplinato, nessuna insofferenza, nessuna eccentricità, percorso scolastico dignitoso, precoce passione per il volo che era poi uno degli emblemi dell’Italia mussoliniana. Bruno poteva ben costituire un esempio di virtù giovanili. Lo confermano le manifestazioni di profondo e sincero cordoglio popolare che accompagnarono la traslazione della sua salma da Pisa a Predappio, dove fu il primo a scendere nella cripta del cimitero. Ma il giovanissimo ufficiale si distinse anche in imprese civili: con uno dei dei Savoia-Marchetti S.M79 della squadriglia dei Sorci verdi arrivò terzo nella corsa aerea Istres-Damasco Parigi. Con la stessa squadriglia nel gennaio 1938 partecipò alla trasvolata Italia-Brasile. Appena adolescente, si innamora di Gina Ruberti, una bella ragazza bruna della Roma bene. Le lettere che si scambiano aprono uno squarcio sulla vita di due ragazzi dell’Italia anni Trenta, in pieno costume borghese. Lei, come riferiscono le note informative della polizia, è «di sani sentimenti religiosi, intelligente e colta e di carattere aperto e socievole», la famiglia Ruberti, oltre che «di ottimo ambiente sociale» è anche di «elevatissimi sentimenti fascisti». Le lettere hanno un tono che potrebbe apparire stucchevole se la conoscenza del destino che li aspettava non le rendesse commoventi. Sottoposti a frequenti separazioni a causa degli impegni militari e aviatorii di Bruno, i due si scambiano rugiadose effusioni: «Oggi non ho fatto che pensare a te, ti ho persino sognata e il sogno era così bello che non mi sarei mai voluto svegliare...». E lei di rimando: «Questa separazione che ci sembra tanto dura ci prepara, è vero, un lungo periodo di felicità immensa...». Del resto erano gli anni in cui si cantava «Parlami d’amore Mariù». Bruno e Gina si sposarono a Roma il 29 ottobre 1938. Cerimonia sontuosa con gerarchi in divisa, gli auguri e i doni della casa reale. Hitler, che di regali di nozze non doveva intendersi molto, mandò un pugnale. Felicità presto interrotta dallo scoppio della guerra. Bruno, assegnato al 47° Stormo bombardamento terrestre di Grottaglie, fu inviato prima a Taranto, poi assegnato al comando della 274° Squadriglia Bombardamento a Grande Raggio all’interno del 46° Stormo ed ebbe come sede Pisa. L’indagine di Festorazzi mette in rilievo le indubbie capacità analitiche del giovane Mussolini sulle inadeguatezze dei nostri armamenti aerei e perfino le precoci previsioni sull’infausto esito del conflitto. Non si hanno però notizie sul peso che Mussolini diede alle valutazioni del suo terzogenito. Due mesi dopo, il 7 agosto 1941, proprio su uno di questi velivoli, perse la vita. I motori del suo aereo, mentre era in fase di atterraggio, subirono un brusco calo di potenza. Non riuscendo a riprendere quota l'aereo si schiantò poco dopo finendo la sua corsa in un campo di granoturco nella zona di Porta a Piagge. Nell'incidente persero la vita anche il tenente pilota Francesco Vitalini Sacconi e il maresciallo motorista Angelo Trezzini.[8] La salma di Bruno Mussolini fu trasportata da Pisa a Predappio con un treno speciale, tra due ali di folla ininterrotta, che salutava con il braccio teso, e alla presenza di alcuni ufficiali prigionieri della Royal Air Force, che vollero rendere omaggio al nemico caduto. Secondo Vittorio Mussolini, il saluto di massa alla salma di Bruno fu l'ultimo episodio in cui il popolo italiano si strinse attorno al proprio capo. È sepolto davanti al padre nella cripta del cimitero di Predappio. La morte di Bruno segnò per sempre la moglie, da allora vittima di depressioni. Ma una bellissima foto ce la mostra cerea, diritta e senza lacrime, con in braccio la figlia di diciotto mesi, mentre il Duce imperturbabile le appunta sul petto la medaglia d’oro in memoria del caduto. La tragedia dei Mussolini, nella più vasta tragedia italiana, trascina Gina Ruberti sul Lago di Como, tragico sfondo all’epilogo della Rsi. E lì, in quelle acque annegherà il 3 maggio 1946, durante una burrasca improvvisa che affondò il motoscafo su cui si trovava con amici. La falla riscontrata sul fondo dell’imbarcazione e il fatto che a bordo si trovassero due ufficiali inglesi fecero supporre un sabotaggio. Ma nulla fu provato. Quando morì, Gina non aveva ancora compiuto trent’anni.